Il cuore che pulsa. La maglia come seconda pelle. Il viso rigato da lacrime piene di emozioni. Gioia, rabbia, esultanza, dolore. E' un mix di sensazioni che fanno rima con la passione per una squadra, capace di occupare una parte fondamentale nella vita dei suoi tifosi, rappresentante un mezzo di evasione emotiva per gente che ha sempre voglia di sognare. Il Napoli non è una squadra di calcio, ma lo stato d'animo di una città
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venerdì 15 febbraio 2013
Di Marzio ricorda Imbriani: "Ha fatto a pugni col destino fino alla fine. Ha lottato, segnato ed esultato nei nostri cuori... Riposa in pace, guerriero"
Mi sveglio, apro gli occhi e li richiudo subito. Il tempo di leggere il primo sms, arrivato alle 8. Arriva da Benevento, è la notizia che non avremmo mai voluto sapere. “È morto Imbriani”, 37 anni e una malattia più forte di tutto. Anche di quell’incredibile voglia di vivere che aveva Carmelo. Persino quando sembrava già essersene andato, mercoledì sera, e lui invece faceva ancora a pugni con il destino. Dico la verità, non lo conoscevo bene. E mi dispiace. Me lo ricordo inseguire il sogno di giocare con la maglia del Napoli, un sogno abbracciato davvero come diceva proprio ieri sera Baggio. Senza proclami e paroloni, ma in semplicità. Proprio come ha deciso di andarsene, non urlando la sua rabbia per quella maledetta leucemia, ma soffrendo in silenzio. Accompagnato dalle parole di tutto il calcio che gli è stato vicino fino alla fine. “Imbriani non mollare”, gli avevano chiesto negli stadi e dopo molti gol. E lui ha lottato, segnando senza esultare nei nostri cuori. Lasciandoci con un esempio da seguire e una preghiera da dedicargli. Riposa in pace, guerriero.
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